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Le recensioni ufficiali

  

Articolo apparso il 10/02/09 sul quotidiano “TarantOggi” a firma di Stefano Solidoro   

"Agatha Christie? No, Tommaso Intini. - La provocazione dell’autore: ‘Tutti gli indizi per comporre il puzzle: ci riuscirete?’  

  Venerdì scorso, la storica Casa del Libro, nella rinnovata sede di via Liguria, ha ospitato la presentazione del giallo ‘Geografia di un inferno’, edito dalla senese Pascal, che sancisce l’esordio di uno scrittore tarantino, Tommaso Intini.  

La libreria più antica e prestigiosa di Taranto è da sempre sinonimo di cultura per la nostra città, e davvero i fratelli Mandese si sono adoperati fortemente per quello che, a detta di Nicola, il fratello maggiore, ‘è solo il primo di una lunga serie di incontri con gli autori nella nostra libreria‘.  

Ci accomodiamo circondati dal profumo della carta stampata, una sensazione che solo gli incontri di questo genere sanno dare.  

Qui comincia la conoscenza del simpatico Intini e del suo editore, il dott. Tanzarella, anche lui di origine tarantina e ben felice di ritornare nella propria città natale. La gente è parecchia, quasi una sorpresa, e a prendere per primo la parola è l’editore: ‘Ci troviamo di fronte ad un ottimo giallo d’ambiente inglese, in perfetto stile Agatha Christie o Conan Doyle.’  

L’azione si svolge infatti lungo tutto il Regno Unito, ricreandone fedelmente l’atmosfera.  

E non poteva essere che così, visto la profonda conoscenza della cultura anglosassone da parte di Tommaso Intini, che lavora in banca (strano a dirsi per uno scrittore) occupandosi proprio del settore estero.  

Sono le brume londinesi a creare la suspense - continua Tanzarella - ed all’interno di esse non assistiamo mai direttamente alla serie di bizzari ed efferati omicidi che portano il protagonista William York, investigatore privato, in giro per mezza Inghilterra a rischio anche della vita. La violenza non è in primo piano, piuttosto ogni delitto, compiuto con un modus operandi del tutto particolare, rappresenta un rebus per il lettore.‘ Sta qui l’elemento più suggestivo del romanzo, la sfida. ‘Nel testo ho inserito tutti gli indizi per arrivare alla soluzione dell’enigma prima della fatidica ultima pagina, - dice l’autore - sta a voi trovarli e comporre il puzzle. Chissà se ci riuscirete.‘  

A complicare le cose, la chiave di lettura del misterioso serial killer pare celarsi in una grande opera della letteratura italiana, che però nel libro non viene mai citata da nessun personaggio.  

Un altro guanto di sfida. Comprimari molto ben caratterizzati, come l’ispettore Marmaduke e la moglie di William, Ann, insieme ad un ‘doppio finale’ fanno del libro di Intini un ‘libro-calamita’ da cui è difficile staccarsi fino all’ultima pagina." 

     

II   

Recensione apparsa sul sito Cut-up il 18/03/09 a firma di Giuseppe Praino  

"E anche questa volta parliamo di un esordiente.
‘Geografia di un inferno’ è il primo romanzo del tarantino Tommaso Intini, che decide di tuffarsi a capofitto nel filone del giallo all’inglese.
Sfida affascinante ma rischiosa, visto che la quarta di copertina tira in ballo niente meno che Agatha Christie, quindi una dichiarazione di intenti davvero niente male!
L’impianto narrativo è piuttosto comune.
Siamo in Inghilterra, durante la metà degli anni ‘60. Una serie di omicidi sconvolge la vita del tranquillo ispettore York, che si troverà ad investigare sulla morte di ben 9 personalità di spicco di un imponente impero economico con ramificazioni sparse in tutta la Gran Bretagna. Ciò che all’apparenza potrebbe sembrare l’opera di un pazzo senza scrupoli, si dimostrerà invece parte di un disegno più ampio, il disegno di un profondo conoscitore di un misterioso e non meglio specificato capolavoro della nostra letteratura.
Tutti gli omicidi sono legati da questo sottile filo che il lettore sarà chiamato a seguire e ad interpretare.  Diciamo subito che l’opera a cui fa riferimento Intini è fin troppo facilmente identificabile e già l’indice è un ottimo indizio per sciogliere l’arcano!
Da questo punto di vista avrei preferito una maggiore ricerca, data l’incredibile mole di opere della nostra letteratura da cui attingere, ma siccome l’ambito in cui si muove il romanzo è quella del mistero e del thrilling,  la scelta effettuata era la più ovvia.
Intini dimostra una buona scioltezza di prosa, pur rimanendo evidenti degli inevitabili peccati di gioventù.
 A volte i personaggi non risultano ben caratterizzati, esprimendo una certa freddezza e vengono calati in situazioni un po’ troppo stereotipate, che consentono di prevedere con largo anticipo l’esito finale di un dialogo o la reazione di un comprimario. Manca, in sostanza, quel brio che invece sarebbe stato necessario per tenere sulla corda il lettore
Ma c’è da considerare che l’opera è stata scritta in soli 3 mesi da un ventiduenne e il dato che sia stata creata nel 1992, seppur pubblicata solo nel 2008, è da tenere bene a mente a fine lettura, onde evitare paragoni con opere simili partorite in tempi molto più recenti.
L’autore, invece, si dimostra particolarmente abile nel disseminare per tutto il romanzo indizi utili al lettore per venire a capo del mistero, come una sorta di sfida tra autore e lettore medesimo.
Il fatto che tutto sia riconducibile ad un’opera ben conosciuta, di cui basta una non troppo approfondita conoscenza, aiuta a sbrogliare il bandolo della matassa, ma Intini riesce comunque bene nello scopo di mettere alla prova il proprio pubblico.
Un’ultima citazione riguardante l’edizione, ben curata e di qualità, pur non prevedendo una copertina rigida che avrebbe dato ulteriore risalto alla confezione generale." 

  

  

  

III 

  

Articolo apparso sul quotidiano “Corriere del Giorno” il giorno 08/02/09 a firma di Annalisa Liuzzi  

"Intini, giallo… all’inferno.  

Parenti, amici, critici e curiosi hanno potuto incontrare ieri, alla libreria Mandese in via Liguria a Taranto, l’autore del romanzo giallo dal titolo Geografia di un inferno, edito dalla Pascal editrice.  

Tommaso Intini, questo il nome dell’autore, nostro concittadino per nascita, ma barese d’adozione, è alla sua prima esperienza da scrittore. Il trentottenne, infatti, terminati gli studi da ragioniere, ha, subito dopo il diploma, trovato lavoro come impiegato di banca, prima a Taranto e poi a Bari, mettendo a tacere, dunque, quella che oggi si rivela come la sua vera passione: scrivere. Questo è in realtà il quarto romanzo che Intini scrive, ma gli altri tre sono ancora inediti. E anche questo è stato pubblicato a ben sedici anni dalla sua prima stesura da parte dello scrittore.  

Un giallo poliziesco ‘alla Agatha Christie’ che ammalia il lettore e lo tiene incollato alle pagine nel tentativo di scovare il tanto ricercato assassino. Del resto, scorrendo le pagine, è evidente la presenza di molti degli ingredienti cult dei polizieschi in stile anglosassone: William, un investigatore londinese, con l’aiuto di un commissario di Scotland Yard, su modello del più classico Sherlock Holmes, con impermeabile e lente d’ingrandimento in una mano, e, elemento del tutto nuovo, di un anziano letterato esperto di letteratura italiana, percorre in lungo e in largo il Regno Unito sulle tracce di un assassino seriale, o serial killer, per restare in tema linguistico, che colpisce in modo efferato in diverse località della Gran Bretagna e che terrorizza la popolazione dei dintorni. Ma la particolarità dell’estro creativo dell’autore sta nella soluzione del giallo, perché l’assassino trae ispirazione e si nasconde a sua volta dietro uno dei più grandi classici della letteratura italiana, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo da secoli.  

Tra indizi disseminati qua e là e delitti via via più cruenti, cresce la spirale della violenza e del mistero; il romanzo si presenta come una vera e propria sfida alle doti investigative di ogni lettore. Siamo in grado di cogliere la sfida?" 

  

  

IV  

Articolo apparso sulla rivista “Voce del Popolo” a firma di Marina di Pierro "L’abilità di questo esordinente giallista tarantino - bancario in trasferta - è quella di costruire un romanzo in cui tutto (dalla trama all’ambientazione, dalla costruzione del testo al linguaggio pedante, dalla connotazione dei personaggi alla sfida in rima per il lettore) rimanda a qualcosa di già visto o letto, e riuscire lo stesso a trascinare sino alla fine delle 436 pagine scritte. ‘Geografia di un inferno’ mescola ‘Seven’ e il ‘Codice da Vinci’, indizi seminati qua e là nella più banale tradizione del poliziesco britannico alla Agata Christie e l’espediente scontato dei torbidi rapporti familiari. Ma un discorso a sé merita il protagonista - l’investigatore londinese William York - la cui pervicace antipatia non ha cedimenti dalla prima all’ultima riga. Saccente, arrogante, sprezzante, riesce a provocare distacco irritato nel lettore persino durante quelli che dovrebbero essere i suoi momenti di debolezza, di dubbio o di intimità coniugale. La sua è una di quelle figure rispetto alle quali persino il colpevole, coi suoi nove terrificanti omicidi di ispirazione ***, alla fin fine intenerisce. Quasi duole che sia l’odioso detective a metterlo con le spalle al muro. Ed è, forse, in questo elemento di originalità (un eroe che non coinvolge, non affascina, non emoziona) che Intini trova modo e maniera per guadagnarsi un piccolo posto al sole nel panorama sovraffollato dell’editoria in genere. Raccontando dell’inusuale William York e del suo grande amico, il commissario di Scotland Yard Marmaduke, alle prese con un killer efferato che sparge cadaveri negli immaginari *** *** di tutta la Gran Bretagna, ma che in realtà sarà molto, molto più vicino di quanto si possa pensare." 

  

Nota dell’autore Tommaso Intini - In genere non commento le recensioni, perché un romanzo può e deve suscitare impressioni diverse e non deve necessariamente piacere a tutti. Qui mi sento, però, costretto a chiarire alcuni punti. Innanzitutto la stenditrice dell’articolo non mi ha intervistato personalmente: se lo avesse fatto, non sarebbe incorsa in due madornali errori. Il primo: io ho scritto il mio libro nel 1992, cioè molto prima che “Seven” e il “Codice da Vinci” vedessero la luce; pertanto, io non ho potuto unire i due nel mio romanzo, ma tutt’al più è successo il contrario! Inoltre, dà anche l’impressione di aver letto in modo davvero superficiale i tre romanzi, altrimenti avrebbe notato che essi sono TOTALMENTE diversi fra loro per trama, ispirazione e ambientazione. Il secondo: se avesse letto bene la trama che appare in quarta di copertina, avrebbe notato che il nome della Christie è Agatha e non Agata…   

Sebbene l’articolo vuole essere una poderosa stroncatura del mio libro, mi piace far notare che, nonostante un protagonista odioso e un colpevole più simpatico di lui, nonostante il linguaggio pedante e un “già letto” generale, sono riuscito a tener la lettrice/recensitrice incollata sino all’ultima pagina! Un ultimo chiarimento: ho sostuito con degli asterischi alcune parole dell’articolo, perché avrebbero dato praticamente mezza soluzione in mano al lettore. Me ne scuso con la sig.ra Di Pierro.


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